RACCONTARE GLI EX DOPATI IN DIRETTA TV: SCHWAZER PROCESSATO DALLA RAI

Quella di ex dopato non è una definizione bellissima ma il suo utilizzo massiccio nel raccontare lo sport oggi è quasi inevitabile. Nel ciclismo, ad esempio, uscendo da vent’anni drammatici, bisogna fare i conti con decine, centinaia di uomini che hanno avuto a che fare col doping, hanno pagato (o non hanno pagato) e sono tornati in questo mondo e magari da protagonisti: atleti, dirigenti, commentatori, allenatori. Chi racconta lo sport si confronta ogni giorno con loro. Come?

Di certo non si può, non ha senso, non è etico ricordare ogni volta che il corridore X o il dirigente Y vengono da questo o quello celebre caso di doping. Di certo non si può spiegare che anche Z era protagonista del doping ma che, per merito suo o demerito di chi indagava, ne è uscito sempre pulito. L’informazione sul “passato” deve avere un senso e un contesto. Lo scorso giugno abbiamo fatto notare come la Rai, commentando lo scontro tra Vincenzo Nibali e Francesco Reda ai Campionati Italiani di Torino, non avesse detto una sola parola sul fatto che Reda (atleta praticamente sconosciuto al pubblico) uscisse da una squalifica biennale per doping. Quella parola avrebbe contestualizzato una prestazione che appariva visivamente illogica e che è stata smascherata due settimane dopo da un controllo antidoping. E ora questo Reda si trova a fare il paladino dell’antidoping (??) in una inqualificabile “inchiesta” delle Iene.

In questo contesto, ciò che abbiamo visto su Rai Sport la mattina di domenica 8 maggio non ha precedenti. Parliamo della diretta (quattro ore) della Coppa del Mondo di marcia a Roma, col il ritorno alle gare di Alex Schwazer dopo quasi quattro anni di squalifica e una condanna penale. La “vicenda Schwazer” ha avuto risonanza mediatica enorme, vuoi per l’importanza dell’atleta (campione olimpico a Pechino nella 50 chilometri di marcia), vuoi per il coinvolgimento di Michele Ferrari, vuoi per i processi sportivi e penali che ne sono seguiti, vuoi per il ruolo di una stella come Carolina Kostner, vuoi perchè Alex si è affidato per tornare a marciare a Sandro Donati, il più importante testimonial dell’antidoping italiano. Sulla vicenda si sono scritti libri e formati schieramenti totalmente e duramente contrapposti.

Ma non è questo che intessa ora. Ci interessa manifestare il nostro sconcerto per come Franco Bragagna, da quindici anni la voce dell’atletica leggera italiana, ha raccontato Schwazer in diretta Rai. Per le prime due ore di gara, la cronaca è stata una messa sotto accusa frontale dell’atleta, del suo allenatore e addirittura dei cronisti che hanno seguito il suo percorso di recupero. Nessun cenno alla situazione dell’ambiente federale nel contesto del quale Alex si è dopato, a chi l’ha abbandonato, a chi l’ha portato a curarsi a Ferrara, da Francesco Conconi. Nessun cenno a un processo penale in corso a Bolzano.

A tentare di riequilibrare la situazione, di riportare Bragagna ad un racconto dei fatti sportivi (ovvero al suo lavoro) ha provato Antonio La Torre, il tecnico che lo sosteneva nella telecronaca. Ma non c’è stato nulla da fare: per due ore il marciatore e il suo entourage sono stati processati pubblicamente, con un rancore mai visto, mai sentito durante una telecronaca televisiva. Un fatto sconcertante. Da due giorni aspettiamo una presa di posizione della Rai su quanto accaduto. Dopo un episodio del genere può Franco Bragagna (che è libero di avere la posizione che meglio crede sul caso) commentare con equilibrio l’atletica ai Giochi di Rio per il servizio pubblico?

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